Quando la divisa diventa l’abito del diavolo

Il lato oscuro della divisa

 

2001-07-19-g8-genova-04

Federico Aldrovandi, diciotto anni, ferrarese, tornava a casa tranquillo dopo una serata con gli amici, purtroppo il destino ha voluto che non arrivasse mai a destinazione. Muore il 25 settembre 2005.

Stefano Cucchi, trentenne, viene portato in caserma per spaccio, ma non ne uscirà mai più e non stiamo parlando di ergastolo. Muore il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare.

Aldo Bianzino, Perugia, quarantaquattro anni, padre di famiglia, portato in caserma per detenzione di cannabis, per uso personale, anche lui non è destinato ad uscirne. Muore nell’ottobre del 2007.

Possiamo aggiungere ancora Sandri, Uva e molti altri, la lista potrebbe diventare molto lunga. L’elemento comune a tutti questi casi è il fatto che le morti di queste persone siano collegate al carcere, alle forze dell’ordine. In quasi tutti questi casi i responsabili di questi delitti non hanno avuto conseguenze; infatti sulle morti di queste persone aleggia il mistero, le loro morti e i responsabili di questo non sono chiari. L’unica certezza è che fanno parte delle forze dell’ordine, le stesse che dovrebbero garantire la giustizia, la pace e il benessere dei cittadini. Perché lo Stato permette che certe cose accadano?

cut1349187659266_jpg

Perché se una persona “comune” uccide qualcuno deve scontare anni di carcere mentre se lo stesso delitto viene compiuto da un poliziotto quest’ultimo non ne paga le conseguenze? Qua non si parla di legittima difesa o cose simili, qua si parla di pestaggi, di torture a persone che non possono difendersi in alcun modo, essendo disarmati, vengono prese a manganellate o prese a calci e pugni da due o più poliziotti. Vogliamo parlare dei casi successi nella scuola “Diaz” a Genova? Qua dei ragazzi disarmati e non violenti sono stati letteralmente torturati dalle forze dell’ordine. Siamo ancora sicuri che in Italia tutti abbiano gli stessi diritti e che ci sia qualcuno che li tuteli? Per fortuna in Italia c’è ancora qualcuno che cerca di aiutare le famiglie delle vittime di abusi da parte delle forze dell’ordine, una di queste è l’associazione A.C.A.D (associazione contro gli abusi in divisa) che dà un supporto finanziario e psicologico a queste persone.

 

G.V.

 

 

 

Precedente Si vota oppure no? L'Italia continuerà a trascinarsi come uno zombie? Successivo Guida YouTube